La parola a economisti, sociologi ed ethical hacker
Un fallimento. Un successo. I numeri e le critiche sulla Tremonti Card
Sono un fallimento. Macché, stanno riscuotendo successo. A tre giorni dalla distribuzione delle social card, l’iniziativa fa discutere. Il padre della misura a sostegno delle fasce più deboli, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è soddisfatto. di Michele Arnese e Giuseppe Marchini

Sono un fallimento. Macché, stanno riscuotendo successo. A tre giorni dalla distribuzione delle social card, l’iniziativa fa discutere. Il padre della misura a sostegno delle fasce più deboli, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, è soddisfatto: “In 36 ore sono state attivate sessantamila carte acquisti”, ha spiegato durante “Porta a Porta” di ieri. Un dato che per Tremonti testimonia il gradimento dei cittadini: “Fuori dalle polemiche conta solo la forza dei numeri e dei fatti”. A chi criticava l’esiguità dei 40 euro mensili, il ministro ha sottolineato come con l’aiuto della social card “una settimana la sfanghi”.
La misura delle carte prepagate piace a Eric Maskin, premio Nobel per l’economia 2007: “In una crisi economica, come quella che stiamo attraversando, è essenziale aiutare le persone che perdono il lavoro, che sono impossibilitate a lavorare, i pensionati. Hanno bisogno di protezione”. Non ha un giudizio a priori negativo il prorettore dell’Università Cattolica di Milano, l’economista Luigi Campiglio: “E’ un provvedimento redistributivo in natura, e non fiscale – spiega al Foglio – che trova la sua ispirazione nei food stamp degli Stati Uniti, anche se per noi italiani può richiamare l’esperienza della tessera annonaria del fascismo”. Campiglio, comunque, individua due rischi. Il primo è quello che gli economisti definiscono rischio “informativo”. Ossia che la carta potrebbe essere ritirata anche da chi non è realmente bisognoso, anche se i parametri dell’Isee (l’indicatore sintetico economico) segnalano uno stato di povertà: “Ciò a causa dell’evasione”. Il secondo rischio è di tipo “reputazionale”. Ovvero: “Il ritiro e poi l’utilizzo della carta costituisce uno stigma sociale che può indurre a non chiedere la carta”. Un tipo di osservazione che sarebbe stata valutata anche a Palazzo Chigi.
Le social card, fanno sapere dal Tesoro, sono riservate a una platea potenziale di un milione e trecentomila cittadini e avrà un costo complessivo per i contribuenti di 450 milioni di euro. Dice al Foglio Giampaolo Fabris, docente di Sociologia dei consumi all’Università San Raffaele, consultato da Tremonti proprio su questi temi: “In una situazione eccezionale, occorrono provvedimenti eccezionali. E quello della social card è una misura di questo tipo che non ha soltanto un valore comunicativo. Certo la somma è modesta, e probabilmente non si riuscirà a cogliere tutte le situazioni di disagio economico. Ma non la censuro”.
Circa ottocentomila beneficiari hanno già ricevuto la lettera dal ministero dell’Economia che li invita ad andare in uno dei 9.000 sportelli di Poste italiane per ritirare la tessera, che non è nominativa. Tutti i richiedenti, compreso chi è stato sollecitato dal Tesoro, devono avere un modulo Isee che attesti lo stato di indigenza. L’indicatore, che tiene conto sia del reddito e del patrimonio, non deve superare i seimila euro (o ottomila per gli over settanta).
Circa ottocentomila beneficiari hanno già ricevuto la lettera dal ministero dell’Economia che li invita ad andare in uno dei 9.000 sportelli di Poste italiane per ritirare la tessera, che non è nominativa. Tutti i richiedenti, compreso chi è stato sollecitato dal Tesoro, devono avere un modulo Isee che attesti lo stato di indigenza. L’indicatore, che tiene conto sia del reddito e del patrimonio, non deve superare i seimila euro (o ottomila per gli over settanta).
L’area a più alta densità di social card, secondo le stime del Tesoro, è il Mezzogiorno. In Campania (13 per cento) e in Sicilia (10,8 per cento) andranno circa un quarto delle carte acquisti previste. Un alto numero di potenziali pretendenti è quello dei residenti in Lombardia (11,6 per cento) e Lazio (9,5 per cento).
Ma le card tremontiane sono sicure o c’è un pericolo di taroccamento? Le carte sono emesse dalla Mastercard, una delle major nel settore delle carte di credito. “Non conosco dettagli tecnici – dice al Foglio Raoul Chiesa, ethical hacker e direttore tecnico di @Mediaservice.net – il grado di sicurezza sarà certamente elevato ma, come accade per tutte le carte di credito, è sempre possibile la clonazione e una serie di abusi. Il ridotto importo a disposizione dovrebbe però disincentivare i tentativi fraudolenti”.
Ma le card tremontiane sono sicure o c’è un pericolo di taroccamento? Le carte sono emesse dalla Mastercard, una delle major nel settore delle carte di credito. “Non conosco dettagli tecnici – dice al Foglio Raoul Chiesa, ethical hacker e direttore tecnico di @Mediaservice.net – il grado di sicurezza sarà certamente elevato ma, come accade per tutte le carte di credito, è sempre possibile la clonazione e una serie di abusi. Il ridotto importo a disposizione dovrebbe però disincentivare i tentativi fraudolenti”.
di Michele Arnese e Giuseppe Marchini